Il torpore della mediocrità

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Un quadro di Goya rappresenta un uomo addormentato (probabilmente Goya stesso) mentre prendono forma, attorno a lui, sinistri uccelli notturni, inquietanti volti ghignanti e diabolici felini che, come suggerisce il titolo, sono il parto della sua mente. Il titolo, appunto è “Il sonno della ragione genera mostri” (El sueño de la razón produce monstruos).
Il torpore della mediocrità invece, genera disastri.

“The highest level than can be reached by a mediocre but experienced mind is a talent for uncovering the weaknesses of those greater than itself.”
(Georg Christoph Lichtenberg)


Innovazione ed eccellenza evocano, per analogia, l’attività (nel senso di “agire”). La mediocrità invece si associa meglio al torpore. Questo torpore purtroppo è contagioso. Nell’ambito lavorativo si concretizza con il fare il minimo indispensabile ad arrivare a fine giornata, senza mai sentire la necessità di migliorarsi. I colleghi intorpiditi dalla mediocrità spesso diventano lo specchio in cui ci confrontiamo. Non si sente più la necessità di migliorarsi, di fare meglio, ma solo quella di fare il necessario.
Il risveglio è purtroppo amaro, dovuto principalmente al cambiamento di ambito lavorativo.
Le principali frasi chiave che rivelano il torpore della mediocrità sono, secondo me:

  • “Non è una mia responsabilità”
  • “Faccio solo quello che mi dicono”

Siamo ormai in un’economia di guerra ma ci comportiamo come fossimo negli anni d’oro. Non c’è piu spazio per la mediocrità ma facciamo finta di niente e continuiamo a far sopravvivere surrettiziamente interi comparti industriali pur con la certezza che non abbiamo scampo nel confronto anche solo con i paesi dell’est Europa. Dobbiamo pensare al futuro, ai prossimi decenni, non ad oggi. La ricerca ossessiva Dell’eccellenza è l’unica via attraverso cui pensare di risalire la china.
Invece di parlare sempre male dei tedeschi, diamo per esempio un’occhiata alla storia della Porsche. Stava per fallire miseramente ed essere assorbita per un tozzo di pane da VW. A quel punto ci si è guardati in faccia e si è visto che la strada era una sola. Non si è nemmeno cercato di convincere i dubbiosi: sono stati spazzati via dalla realtà, una volta finito il torpore della mediocrità è iniziato il duro lavoro per raggiungere l’eccellenza dei processi operativi. Ahchiaramente nessun contributo statale, ma grande lavoro dei lavoratori e della famiglia Porsche. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti ma è meglio guardare il percorso fatto piuttosto che il punto d’arrivo. Ce la potremmo fare anche noi, avendo magari il supporto dei sindacati (quelli tedeschi hanno dovuto fare una grande trasformazione, passando dalla difesa dei posti di lavoro alla difesa del lavoro).

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