feb 5, 2010 - Business    3 Comments

Outosurcing della ricerca e sviluppo? No, GSK la taglia!

Con un annuncio a sorpresa (ma chi conosce la sostanza delle multinazionali di stampo anglosassone non sa cosa sia la sorpresa) la Glaxo SmithKline ha deciso di chiudere il centro ricerca di Verona, sicuramente uno dei più importanti per la Glaxo, nonché strategico per il paese Italia che ha bisogno di ospitare e sviluppare questi centri di eccellenza. La multinazionale farmaceutica (uno dei cosiddetti Big Pharma) dimostra ancora una volta che sull’altare dell’utile immediato si sacrifica tutto, anche il know how aziendale (una di quelle cose che richiedono anni, decenni per essere costruiti, ma che permette di raggiungere livelli di eccellenza altrimenti impensabili), il knowledge costruito anno dopo anno.

Ma, come affermato nel comunicato diffuso da Adnkronos Salute, non è una punizione per l’Italia, visto che vengono chiusi ben 6 centri ricerca in tutto il mondo, tra cui “uno in Gran Bretagna ancor più grande di quello veronese”. Mi viene da aggiungere che l’intento non è punitivo per Verona o per l’Italia o per i lavoratori, ma per la GSK stessa che accetta una riduzione immediata di costo che sul lungo periodo porterà solo eventi negativi:

  • riduzione della pipeline dei nuovi prodotti
  • impoverimento del know how aziendale
  • esposizione al mercato dei genericisti alla scadenza dei brevetti detenuti senza poter contare su nuovi brevetti equivalenti

GSK HQ

Da notare è che il trigger che ha fatto partire questa campagna di cost cutting selvaggio è stato proprio la scadenza di alcuni brevetti (e quindi la fine dei relativi utili). Mi sembra che il gatto si stia mangiando la coda.

Negli ultimi anni, nel mondo farmaceutico sta prendendo piede la parola . Putroppo rimane ancora una parola: lo spazio per una cultura è ancora veramente poco, altrimenti non si spiegherebbero decisioni così improvvise e deleterie. E proprio su quei settori aziendali che garantiscono lo sviluppo sul lungo periodo.

A dire la verità, comunque, è da qualche anno che il mondo farmaceutico ha imboccato la strada sbagliata, in particolar modo le multinazionali. Ricordiamo innanzitutto qual è il contesto in cui tutto questo succede:

  • bassissima incidenza dei industriali (e ancora più bassa per quanto riguarda il costo diretto della manodopera, direi addirittura insignificante) sul costo del prodotto
  • alti livelli di investimento (ma con tempi di ritorno tutto sommato accettabili)
  • forti vincoli regolatori (incidono sia sui costi che sui tempi)
  • supply chain molto lunga (ci sono molti livelli di distribuzione, con scarso livello di controllo e, ovviamente, ampi margini di miglioramento)
  • alti costi di ricerca e alta incidenza della ricerca pura (poca o nulla “industrializzazione” di prodotto)
  • sempre maggiori difficoltà nel brevettare nuovi farmaci (in effetti il numero di nuovi farmaci sul mercato è diminuito negli ultimi anni)

Insomma, si tratta di un mercato “protetto” dove gli ampi margini permettono di non avere quella tensione al miglioramento tipica di altri settori industriali (e di “nascondere” gli errori strategici e manageriali). Aggiungiamo che la crisi non ha toccato la spesa farmaceutica, se non per il fatto che i governi hanno aumentato la pressione per diminuire i costi dei farmaci. Insomma, è ancora un piccolo Eden. E si vede anche dai risultati conseguiti da GSK (ma anche dagli altri) nell’ultimo trimestre 2009:

•  Full year sales growth of 3% with successful delivery of diversification strategy
- Consumer Healthcare (+7%), Emerging Markets (+20%), Japan (+22%)
-  Sales from ‘white pill/western markets’:  30% of 2009 full year sales (36% in 2008)

•  Continued new product delivery
-  Total of 12 approvals and 11 new product filings in 2009
-  6 NME/vaccine launch opportunities in next 18 months

•  Sustained R&D productivity with ~30 assets in late-stage development
-  New R&D model fully operational

•  Further actions to improve R&D returns
-  Proposed reduction to R&D infrastructure
-  Neuroscience research to focus on neurodegeneration and neuroinflammation; proposed
cessation of discovery research in selected areas including depression and pain
-  New rare diseases unit to be established

•  Restructuring programme expanded; additional savings of £500 million by 2012
-  R&D (50%); SG&A (50%)
-  70% of savings to enhance profitability; 30% to be reinvested
-  Expected additional charges of £0.9 billion

•  2009 EPS before major restructuring of 121.2p, includes:
-  Q4 gain relating to formation of ViiV Healthcare of £296 million (4.2p of EPS)
-  Q4 legal charge £392 million (5.6p of EPS), with increased provisions for existing cases

•  Increased 2009 dividend of 61p, up 7% (Q4: 18p, up 6%)

Le informazioni importanti per il board di controllo sono tutte nell’ultima riga: “Increased 2009 dividend of 61p, up 7%”. Questo giustifica tutto.

A quando la chiusura dello stabilimento di Parma?

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